Elisabetta Di Maggio, un nome da tenere d’occhio nel panorama artistico contemporaneo, si distingue per le sue installazioni uniche che trasformano materiali quotidiani in opere d’arte straordinarie. Nata a Milano nel 1964, Di Maggio ha scelto Venezia come sua residenza artistica, dove ha affinato il suo talento e ha sviluppato una pratica artistica caratterizzata da una profonda attenzione ai dettagli e all’uso di materiali delicati.
Nel 2020, Di Maggio è stata inclusa nella serie di mostre Women to Watch, organizzata dal National Museum of Women in the Arts (NMWA). Questa iniziativa ha messo in luce le opere di artisti contemporanei che lavorano con la carta, celebrando la loro capacità di trasformare questo materiale comune in creazioni complesse e affascinanti. La sua installazione Wallpaper è un esempio brillante di questo approccio, realizzata con fogli di carta perforata da cui emergono intricati motivi floreali, creando un gioco di ombre e texture che avvolge lo spettatore.
Di Maggio utilizza strumenti di precisione, come il bisturi chirurgico, per intagliare i suoi pezzi, rendendo ogni opera un racconto personale e intimo. “La carta è un materiale fragile”, afferma l’artista, “ma è anche il supporto di una fondamentale attività umana: la scrittura. Il processo di taglio e incisione della carta è come scrivere un diario, raccontando la mia storia personale e i rituali che ci uniscono tutti.”
Le opere di Di Maggio non si limitano solo alla carta: ha esplorato anche l’uso di foglie, gesso, porcellana e sapone. La sua arte affronta il tema dell’ephemeralità e della precarietà, ponendo interrogativi sulla nostra esistenza e sul mondo che ci circonda.
Recentemente, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Elisabetta nel suo studio a Cannaregio, dove ha condiviso con noi il suo processo creativo e le ispirazioni che la guidano. “Venezia è un’isola unica”, dice, “e qui può succedere di tutto. Ho imparato a conoscere i miei limiti e a riconoscere il tempo.” La città, per Di Maggio, è un’entità viva che richiede dedizione e rispetto, ma che offre anche innumerevoli ispirazioni artistiche.
Un’opera particolarmente significativa è Rape, composta da oltre 800 saponi, che riflette su abusi e violenza contro le donne. Utilizzando il sapone ‘Sole’, Di Maggio ha inciso a mano la parola “Sole”, sostituendola con i fluidi corporei associati alla violenza, creando un forte contrasto tra l’idea di pulizia e la realtà degli abusi. Questa installazione invita a una riflessione profonda sulla società e sulle sue contraddizioni.
Di Maggio non è solo un’artista, ma anche una narratrice che usa la sua arte per esplorare e commentare il mondo contemporaneo. La sua capacità di trasformare materiali semplici in opere d’arte complesse e significative è ciò che la rende una figura di spicco nel panorama artistico. Con l’attesa per la Biennale di Venezia 2024, gli appassionati d’arte non possono fare a meno di curiosare su quali nuove creazioni ci riserverà.
Per chi desidera approfondire ulteriormente il mondo di Elisabetta Di Maggio e la sua arte, vi invitiamo a esplorare il suo canale YouTube dove presenta i suoi progetti e le sue riflessioni.